Kezich alla Sapienza per discutere di teoria del folklore

Roma, 21 marzo 2017

Martedì 21 marzo alle ore 15.00 Giovanni Kezich, direttore del Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina, insieme a Giovanni De Vita, docente di antropologia culturale all’Università di Cassino, discute il testo classico di Alberto Mario Cirese “Oggetti, segni, musei. Sulle tradizioni contadine” (1977). La conferenza si inserisce nel ricco programma del seminario “Parole chiave su Folklore, Demologia, Cultura popolare, Tradizioni contadine…” organizzato da Antonello Ricci presso l’Università la Sapienza di Roma. Avvia la discussione Marco D’Aureli.

Dal secondo dopoguerra e fino alla metà degli anni ’80 del Novecento gli studi etnoantropologici in Italia hanno avuto un importante e innovativo filone di ricerca e di riflessione incentrato sul mondo contadino e pastorale e, più in generale, sulla cultura degli strati sociali che, con termini del tempo, erano definiti “fascia folklorica”, “cultura subalterna”, “mondo popolare”, ecc. Demologia è la denominazione che ancora oggi (insieme a Tradizioni popolari) indica quel segmento di studi antropologici e che è parte della dicitura del settore scientifico disciplinare che ha per sigla M-DEA/01 ovvero Discipline DemoEtnoAntropologiche. Aspetti filologici, semiotici, comunicativi, musicali, coreutici, museografici, ergologici, rituali, cerimoniali, magici, religiosi, ecc., hanno contribuito – mediante l’elaborazione di una peculiare metodologia di ricerca e di analisi – a costruire un sapere complesso e stratificato, hanno dato luogo a un sistema di relazioni interdisciplinari dal carattere sperimentale e innovativo, hanno stimolato una volontà di contribuire a una restituzione in chiave pubblica del lavoro antropologico in forma di azione politica, hanno determinato una penetrazione e una presenza nella società civile a un livello alto del contesto intellettuale in Italia, forse mai più raggiunto. Il seminario intende restituire alcune di quelle esperienze sotto forma di una riflessione sullo ieri e al tempo stesso proporre finestre da cui guardare la
contemporaneità sulla base di quelle radici.

Programma completo del seminario