L’opera di Giuseppe Šebesta alla mostra “Alpicultura” a Trento

Trento, 10 gennaio 2020

Alla mostra «Alpicultura. La rappresentazione dell’identità alpina nell’arte trentina dalla fine dell’800 ai giorni nostri», proposta dalla Presidenza del Consiglio Provinciale negli spazi espositivi di Palazzo Trentini, a Trento, un’intera sala è dedicata al fondatore del Museo, Giuseppe Šebesta (1919-2005), nel centenario della nascita appena trascorso.
«Alpicultura» mette in rassegna una serie di opere di alcuni autori nati o semplicemente vissuti in Trentino, taluni con fama nazionale e internazionale, che hanno scelto il soggetto del paesaggio e della cultura alpina nel proprio percorso creativo. La mostra mette al centro proprio l’identità alpina con una ricerca attenta e puntuale di opere realizzate da fine Ottocento sino ai giorni nostri: a fianco di creste, cime, canaloni e specchi d’acqua della terra trentina trovano collocazione anche i costumi degli abitanti delle Alpi, usanze, riti, credenze, lavori, oggetti tipici, forme e strutture edilizie specifiche.

In quest’ambito viene messa nel dovuto rilievo anche l’opera di Giuseppe Šebesta nella sua fervente attività di ricerca etnografica e documentaristica, nonché di scrittore e artista, e ovviamente di museografo per aver dato vita alla più importante testimonianza museografica tesa a ricostruire la matrice comune delle genti e della cultura alpina.
L’allestimento, curato da Luca Faoro, prende avvio dal suo ricchissimo schedario etnografico, realizzato nel corso dei decenni, che rivela un metodo di lavoro duro e rigoroso in cui si fondono curiosità e interesse, meraviglia e precisione: appunti, annotazioni e riflessioni, citazioni e segnalazioni bibliografiche, schizzi e disegni; non di rado fotografie, fotocopie e ritagli di libri e giornali. Una sorta di personalissima enciclopedia. Da lì poi l’esposizione si estende alle sue opere etnografiche, con testi che ancora oggi sono punto di riferimento per antropologi, etnografi e studiosi di tradizioni. I musei da lui ideati e poi realizzati rivestono un ruolo fondamentale, con la concezione che li sottende e che ha fatto scuola nell’ambito della disciplina museografica. Seguono poi le opere narrative, quelle grafiche che spaziano tra fantasia e realtà, e la parte video con i suoi lavori di cinematografo e documentarista scientifico, naturalista ed etnografico.

La mostra viene inaugurata venerdì 10 gennaio 2020, alle ore 18:00, ed è visitabile fino a venerdì 7 febbraio.