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Eurorama 2008 | ||
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L’Europa dei
popoli nei festival del film etnografico C’era una
volta nell’Europa dell’Est è una carrellata di documentari etnografici
di qualità straordinaria, un lungo viaggio dalla Grecia alla Macedonia,
dalla Bulgaria all’Albania, Serbia e Bosnia, risalendo la penisola
balcanica fino all’Ungheria e alla Slesia, e poi verso est, attraverso
l’Ucraina la Russia fino in Siberia. Temi comuni a tutto il percorso,
all’interno di un vero e proprio rompicapo etnico, sono i piccoli e
grandi dilemmi di nazionalità e nazionalismi, e il sentimento del
risveglio di un intero continente fino a ieri emarginato, e oggi
assillato da povertà e spopolamento.
Garlic and
Watermelons (Aglio e meloni), di Cameron Hickey e
Lauren Feeney, Pattern Film, USA/Grecia, 2006, 56'A poco più di un anno di distanza dalle Olimpiadi di Atene del 2004, quaranta famiglie zingare sono costrette ad abbandonare il loro accampamento, situato accanto allo stadio principale, per lasciare spazio ad un nuovo parcheggio. Il film segue Prokopis Nikolau, un venditore di cocomeri che ha sempre vissuto inquesto campo, e che deve lottare per trovare una nuova casa per la sua famiglia. Set with the Athens 2004 Olympics just over a year away, forty Gypsy families are forced to abandon their settlement next to the main stadium so that the land can be used for a parking lot. The film follows Prokopis Nikolau, a watermelon seller who has lived his entire life in this settlement, as he struggles to find a new home for himself and his family. BILAN DU FILM ETHNOGRAPHIQUE PARIS 2007 Song for a Lost
Country (Canto per un paese perduto), di Bernard
Lortat-Jacob e Hélène Delaporte, Francia, 2006, 68'(Prize Bartok) Il "paese perduto" è Tchameria nella parte settentrionale della Grecia attuale, che gli albanesi musulmani hanno dovuto lasciare dopo la guerra. Una terra che in Albania è cantata e rimpianta con molta nostalgia. Il film segue Shaban Zeneli, un cantante albanese che si reca a Tchameria ed esprime la nostalgia cantando con i compagni. The «Lost Country» is Tchameria in the northern part of modern day Greece, which Muslim Albanians had to leave after the war. A land which is both sung of and mourned with deep nostalgia in Albania. The film follows Shaban Zeneli, an Albanian singer visiting Tchameria and expressing his nostalgia in song with his companions. 18:00 ASTRA FILM FESTIVAL SIBIU 2007 Divorce
Albanian Style (Divorzio stile albanese), di Adela Peeva,
Bulgaria 2007, 66' (Produzione: Adela Media Film e Tv(European Film Academy Award Nomination) Nel 1961 l'Albania ha interrotto i suoi legami con l'Unione Sovietica. Il dittatore comunista Enver Hoxha era stato allontanato dall'URSS con l'arrivo del nuovo leader sovietico Nikita Khrushchev, che cinque anni prima aveva avviato il processo di de-stalinizzazione. Il divorzio tra l'Albania e la madre Russia ha portato il regime a insistere sul fatto che moltissimi cittadini albanesi dovessero lasciare i loro partner. Alcune vittime di questo evento, in Albania, in Polonia e in Russia ricordano dei loro matrimoni "interrotti". Un uomo paga per visitare il campo di prigionia dove è rimasto per 18 anni. Egli non è in grado di perdonare gli scagnozzi di Hoxha, che a sua volta ci dicono di avere la coscienza a posto. Dopo tutto, essi stavano facendo solo il loro lavoro. In 1961 Albania severed their ties with the Soviet Union. The communist dictator Enver Hoxha had been estranged from the U.S.S.R. ever since the new Soviet leader Nikita Khrushchev had launched the de-Stalinisation process five years earlier. The divorce between Albania and mother Russia led the regime to insist that countless Albanian citizens leave their foreign-born partners. Victims in Albania, Poland and Russia reminisce about their broken marriages. A man pays a visit to the prison camp where he stayed for 18 years. He is unable to forgive Hoxha's henchmen, who in turn tell us their consciences are clear. After all, they were only doing their job. BELGRADE INTERNATIONAL FESTIVAL OF ETHNOLOGICAL FILM 2007 Peace for all (Pace
a tutti), di Еlizabeta Koneska, Focus in
Production, Macedonia 2007, 26'(Grand Prix) I cristiani ortodossi e gli affiliati di diversi gruppi religiosi dell'Islam pregano nella Chiesa ortodossa di San Nicola, conosciuta anche come Hidir Baba, nel comune di "Makedonski Brod" (Macedonia occidentale). Orthodox Christians and affiliates of various religious groups in Islam pray in the Orthodox Church of St Nicholas, also known as Hidir Baba, in Makedonski Brod (West Macedonia). 20.30 BELGRADE INTERNATIONAL FESTIVAL OF ETHNOLOGICAL FILM 2004 Muslim
Labyrinths (Labirinto musulmano), di Asen Balikci e
Antonii Donchev, Vreme Film Sofia, Bulgaria, 2002, 52'(Grand Prix) Il villaggio di Breznitsa si trova ai piedi dei Monti Pirini, nella Bulgaria sud-occidentale. Gli abitanti sono i "Pomak", musulmani che parlano il bulgaro, convertiti all’Islam tre secoli fa. Loro si considerano turchi dell’antica città di Konya in Anatolia. Mettendo in atto una strategia di anonimato e tacita resistenza sono riusciti a sopravvivere ai vincoli del comunismo. Con l’arrivo della democrazia nel 1989 nel villaggio ha iniziato a farsi sentire una nuova serie di pressioni ideologiche. Questo film è una dichiarazione circa la confusione ideologica che oggi prevale fra i musulmani dei Balcani. Village Breznitsa is located at the foothills of Pirin mountain, SW Bulgaria. The inhabitants are Pomak, Bulgarian speaking Muslims converted to Islam three centuries ago. They consider themselves to be Turks from the ancient city of Konya in Anatolia. Applying a strategy of withdrawal and tacit resistance, they managed to survive the constraints of communism. With the advent of democracy in 1989 a variety of new ideological pressures began to be felt in the village. This film is a statement about the ideological confusion prevailing among Balkan Muslims today. DAYS OF ETHNOGRAPHIC FILM LUBIANA 2007 I, the deceased (Io,
il morto), di Paun Es Durlic, Museum of Majdanpek,
Serbia, 2006, 22'
Il "Pomane" è un rituale che si svolge in un giorno di festa dedicato ai defunti. In quella occasione, gli abitanti del villaggio di Rudna Glava, nella Valacchia, fanno dei doni ai morti. The «Pomane» is a ritual that takes place in a day dedicated to the deceased. On that occasion, the villagers of Rudna Glava, Wallachia, make gifts to the dead. VISCULT: FESTIVAL OF VISUAL CULTURE JOENSUU 2007 Not if You Can
But You Must (Non puoi, ma devi), di Masa Hilcisin,
XY Film, Bosnia-Erzegovina, 2006, 28'"Non puoi, ma devi" è un documentario che descrive la vita della popolazione del villaggio di Lukomir, uno dei villaggi più isolati nella Bosnia-Erzegovina, mettendo in rilievo la posizione delle donne ed il rapporto uomo-donna. La vita dura la mancanza di prospettive in questo villaggio medievale, costringe i giovani a lasciare il villaggio. «Not if you can, but you must» is a documentary film that depicts life of people from the village of Lukomir, one of the most isolated village in Bosnia and Herzegovina, with an emphasis on the position of women and the male-female relationship. Hard life and lack of perspective in this mediaeval village, force young people to leave the village.
Lunedì 28 aprile
Cinema Multisala Modena
(Viale S. Francesco D'Assisi, 6 – Trento) The Angelmakers (Le
fabbricanti di angeli), di Astrid Bussink,
Scottish Documentary Institute Ungheria/Regno Unito/Paesi Bassi,
2005, 34'(Best Student Film) "Le fabbricanti di angeli" è il ritratto del sonnacchioso paesino di Nagyrev nell’Ungheria rurale. Incontriamo i suoi abitanti, che condividono con noi la vita quotidiana e i loro ricordi. A poco a poco, ci rendiamo conto della gravità degli "omicidi all’arsenico" che ebbero luogo nel 1929, quando un esteso gruppo di donne furono accusate di aver ucciso i mariti con il cosiddetto "metodo della carta moschicida". Impossibilitati a parlare di questi fatti per lungo tempo, oggi gli abitanti del villaggio palesano una rete avvincente di vecchie storie, e pur sempre attuali, sulla vita, la morte e la lotta fra i sessi. The Angelmakers is a portrait of the sleepy village of Nagyrev in rural Hungary. We meet its inhabitants, who share with us their daily life as well as their memories. We gradually come to understand the extent of the «arsenic murders» which took place in 1929, when a large group of women were held responsible for poisoning their husbands with the so-called «flypaper» method. Having been unable to talk about this period in history for many years, an intriguing web of stories unfolds through the characters memories which recapture old but ever-lasting tales of life, death and the struggle between the sexes. ROYAL ANTHROPOLOGICAL FILM FESTIVAL MANCHESTER 2007 Sona and her
family (Sona e la sua famiglia), di Daniela Rusnokova,
Academy of music and Dramatic arts Bratislava Slovacchia, 2006,
37'(Premio Blackwell Student e MUP Audience) Non una valle, solo un buco accanto ad una discarica. Nessun sentiero che conduce alla casa, solo fango sulla strada verso un misero capannone. All’interno vi è un accampamento rom. Manca tutto, ma non i bambini. Questo è il mondo nel quale vive la signora Sona, forte, intelligente, ma anche indifesa. Not a valley, just a hole beside a dump. No path leading to the house, only mud on the way to a miserable shed. Inside is a testimony of Roma settlement. Lacking everything, but not a lack of kids. This is where Mrs. Sona lives, strong and intelligent. But also helpless. DIALËKTUS FESTIVAL BUDAPEST 2007 Corpus Christi (Corpus Christi), di Adam Sikora, Studio Filmowe
Largo, Polonia, 2005, 50'(Special Mention of the Jury) "La Slesia sta andando a farsi benedire. Qui non c'è futuro", si lamenta un disoccupato. "La Slesia è la Slesia, non voglio essere portato via da me stessa", afferma una vecchia donna con il suo accento locale. "La cosa più importante è quella di non rinunciare, mai", dice un ragazzo che vuole diventare un rapper. Tutti loro probabilmente si incontreranno alla processione annuale del Corpus Domini. Una storia di disoccupazione e povertà. «Silesia is going down the drain. There is no future here», complains an unemployed man. «Silesia is Silesia, I will not let it be taken away from me», says an older woman with local accent. «The most important thing is to never give up, never», says a young boy who wants to become a rapper. All of them will probably meet at the annual Corpus Christi procession. A story about unemployment and poverty. 18.00 BEELD VOOR BEELD AMSTERDAM 2007 Lopukhovo (Lopukhovo),
di Jara Malevez, Tribu Films, Ucraina 2006, 57'Lopukhovo un villaggio dimenticato dell'Ucraina, nel cuore della foresta dei Carpazi. L'unica risorsa del villaggio è la foresta. Oggi, essa è minacciata dalla gestione forestale che non lavora più per il bene degli abitanti. Lopukhovo e i suoi abitanti: le donne, gli uomini e il loro acuto spirito di resistenza. Un mosaico di "vita nonostante tutto" in un'altra Europa di cui continuiamo ad ignorare l’esistenza. Lopukhovo… A forgotten Ukrainian village deep in the heart of the Carpathian forest. The only resource of the village is the forest. Today, it is threatened by forestry development that no longer works for the benefit of the villagers. Lopukhovo and its inhabitants: women, men and their poignant spirit of resistance. A mosaic of “life in spite of everything” in another Europe whose existence we just keep on forgetting. ASTRA FILM FESTIVAL SIBIU 2007 Pryrechny, the
town that no longer exists (Pryrechny, la città che non
esiste più), di Tone Grøttjord, Norwegian Film Institute,
Norvegia, 2006, 52'(International Section Award) Gli abitanti della città russa di Prirechnyy hanno ricevuto una lettera dalla contea di Murmansk, con la quale si comunica che la loro città non esiste più. Tuttavia, una manciata di persone in pensione rifiutato di lasciare questa comunità un tempo molto fiera. Nel film incontriamo quattro di queste persone, nel loro assurdo e piccolo universo nel nord della Russia. The inhabitants of the Russian town of Prirechnyy have received a letter from the county of Murmansk telling them that their town no longer exists. Still, a handful of retired persons refused to leave this once-proud community. We meet four of them in their absurd, small universe in northern Russia. 20.30 GÖTTINGEN INTERNATIONAL FILM FESTIVAL 2006 Tiny Katerina (Piccola Katerina), di Ivan Golovnev, Ethnographic
(Grand Prix at the Moscow International Anthropology Film Festival 2004) Siberia nord-occidentale, Russia. La piccola Katerina, appartenente alla popolazione semi-nomade dei Khanty, osserva e conosce il mondo esterno. Impara a conoscere le voci delle persone, degli animali e degli altri esseri. A poco a poco si avvicina all’ignoto e l’ignoto si avvicina - non lontano dall’accampamento dei nomadi cui Katerina appartiene, appare una piattaforma petrolifera. Northwestern Siberia, Russia. Small Khanty girl Katerina observes and understands the outer world. She learns the voices of people, animals and other beings. Gradually she approaches the unknown and the unknown comes closer – not far from Katerina’s nomad camp an oil rig appears. MOSCOW INTERNATIONAL ANTHROPOLOGY FESTIVAL 2006 Yaptik Haesse (Yaptik
Haesse), di Edgar Bartenev, St.Petersburg Documentary
(Grand Prix) Il film racconta la vita quotidiana della famiglia Yaptik, appartenente alla popolazione dei Nenets, che vivono nella tundra della penisola di Yamal, in Siberia. The film tells about day-to-day life of the Nenets family Yaptik living on peninsula Yamal. PÄRNU FILM FESTIVAL 2007 Seeds (Semi),
di Wojciech Kasperski, Eureka Media Production, Polonia,
(Grand Prix for the Best Film) In una baracca vicino a un piccolo villaggio del sud della Siberia circondato dai monti Altai, vive una famiglia ai margini della comunità. A poco a poco i suoi segreti ci vengono rivelati: una vicenda raccapricciante in cui è difficile per chi guarda ricordarsi che si tratta di un documentario. Così, l’attraente surrealismo russo diventa vita vissuta. In a cottage at the outskirts of a small village surrounded by the Altai Mountains there's a family rejected by the local community. Little by little we learn about their secrets. The story is haunting and it's difficult for the viewer to remember that this is a documentary film. Attractive Russian surrealism turns out to be real life. |