ADDIO ŠEBESTA

9 marzo 2005
Aveva compiuto 85 anni il 24 luglio. Giuseppe Šebesta, fondatore del Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina di San Michele, etnografo, scrittore e regista, si è spento a Fondo, in Val di Non

 Il 9 marzo 2005, poco dopo la mezzanotte, si è spento l’etnografo e museografo
trentino Giuseppe Šebesta, il fondatore del nostro Museo.
Nato a Trento il 24 luglio 1919, Giuseppe Šebesta – Bèpo per gli amici – si era
diplomato al liceo scientifico “Galilei”, per poi seguire, a Pavia, studi di chimica.
Creatore di pupi animati, cineasta, narratore e pittore, cominciò a interessarsi di
documentazione etnografica durante un periodo di esilio volontario, nel secondo
dopoguerra, nella piccola valle germanofona “dei Mòcheni”, dove viene iniziato al
fascino misterioso della fabbrilità montanara più ingegnosa e più rigorosamente
autarchica.
A metà degli anni ’60, forte di questa esperienza, elabora il progetto di un grande
museo delle tradizioni popolari del Trentino, secondo una metodologia museografica di
nuova concezione, che per la prima volta in Italia si concentra sui temi propri del lavoro
di ambito contadino, e sulle tecnologie artigiane di supporto: legno pietra tessuto
ceramica rame ferro… Sua è infatti la riscoperta in chiave etnografica delle grandi
macchine del mondo preindustriale – mulini, magli, segherie… – che vengono analizzate
e riproposte in museo quali autentici beni culturali.
Secondo questa innovativa impostazione ‘ergologica’, Šebesta allestisce in Italia tre
grandi musei: il Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina di San Michele all’Adige
(1968), il Museo degli Usi e Costumi della Gente di Romagna di Santarcangelo (1971),
e il Museo internazionale degli Zattieri a Codissago di Castellavazzo (2004).
L’opera di Giuseppe Šebesta, nei suoi musei, si è concretizzata in un impianto museografico in cui
etnografia, ergologia, iconografia e didattica si fondono in un museo la cui funzione
«….è quella di far scoprire ai visitatori il territorio, l’esistenza di impensate attività con
opportune metodologie didattiche, affinché il messaggio fra le vecchie e nuove
generazioni prosegua senza interruzione.»
In tutta la museografia di Šebesta emerge con insistenza un dato di fondo: il ruolo
educativo del museo. La missione didattica del museo entra infatti nella sua teoria
museologica sin dall’inizio del progetto, come obiettivo primario.
Tra gli etnoantropologi italiani, Šebesta ha incarnato con successo un tipo unico nel suo
genere: impetuoso, a tratti stravagante, poco libresco seppure coltissimo,
continuamente rapito dall’impeto creativo di un’abilità manuale prorompente, ha
esplorato con originalità di pensiero e grande coraggio percorsi di ricerca mai battuti
prima. Il suo metodo di rappresentazione museografica, ormai noto e apprezzato
ovunque in Italia tra i cultori di tradizioni popolari, è destinato a farne una figura di
riferimento per gli studi di museografia e demoetnoantropologia, mentre molto
significativi restano i suoi contributi specifici nel campo della protometallurgia e della
storia della tecnologia europea.