Paolo Toschi l’etnografo felice – 29 giugno-31 ottobre 2019

Paolo Toschi l’etnografo felice
29 giugno-31 ottobre 2019

Paolo Toschi (Lugo, 1893 – Roma, 1974) è stato un insigne studioso italiano di tradizioni popolari. Direttore della rivista Lares, professore ordinario presso l’università di Roma e primo ordinatore del Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari, si occupò di poesia e di arte popolare italiana, e di storia del teatro, dove la sua opera principale, Le origini del teatro italiano (Torino, 1955), resta ancor oggi una pietra miliare. Lontano dal radicalismo ideologico che, a partire dal secondo dopoguerra, aveva cominciato a prender piede negli studi italiani di folklore, Toschi incarna piuttosto una figura di studioso all’antica, meticoloso e sereno, unicamente motivato dalla passione autentica per l’oggetto dei propri studi, sotto il faro sempre illuminante dell’amor patrio. Per questa passione traboccante, unita a una conoscenza enciclopedica di ineguagliabile finezza, e al raziocinio che lo portò a proporre delle formulazioni analitiche molto lucide, Toschi può essere forse oggi considerato “l’etnografo felice”, consacrato con acribia e bonomia alla propria materia di studio, nella quieta certezza che nelle manifestazioni anche umilissime della vita popolare si celino sempre dei valori, dei significati, dei segnali da raccogliere.

Toschi conosceva bene il Trentino, che percorse a varie riprese da etnografo, e su cui raccolse molte informazioni preziose che troviamo nei suoi scritti. Tra queste, è il passo che riguarda la “Canta dei Mesi” di Cembra, il gustoso melodramma carnevalesco che ancora oggi viene inscenato nella valle dell’Avisio. Scriveva infatti: «Tuttora ben viva nella tradizione popolare italiana e assai più diffusa di quel che non si creda, è l’usanza di eseguire, per Capodanno o durante il Carnevale, la rappresentazione dei mesi. Dalla Sicilia al Trentino, dalla Calabria alla Venezia Giulia, si può dire che tutte le nostre regioni conoscono e conservano fino a oggi (o hanno conservato fino a ieri) questa originale forma drammatica strettamente legata ai riti di inizio di un ciclo. […] La forma più ampiamente sviluppata, e nello stesso tempo più ricca di elementi arcaici, è quella che conosciamo per il Trentino secondo le precise informazioni di studiosi locali. Ecco quanto dice Angelico Prati: “Era una mascherata andata in dimenticanza, ma poi riesumata verso il 1846, per opera d’una compagnia di amici, e più tardi fu ripetuta a intervalli di alcuni anni. Si faceva a Cembra, e una sola volta a Verla”» (Le origini del teatro italiano, 1955, pp. 620, 627).

Nella giornata del 29 giugno 2019 è stat sancita la donazione del Fondo Toschi alla Biblioteca degli Usi e Costumi della Gente Trentina, per un gentile atto di liberalità dei nipoti dello studioso. La “Canta dei Mesi” che verrà rappresentata per l’occasione presso il Museo, rappresenta forse il modo più bello e più congruo di celebrarne la memoria nel Trentino.